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In questa pagina pubblicheremo gli articoli provenienti da vari giornali

GRANDE FRATELLO
CONCORRENTE NON VEDENTE
GERRY  LONGO

 

Nome: Gerry Longo
Anni: 31
Nato: Locri
Vive a: Locri
Stato civile: Celibe
Altezza: 173 cm
Peso: 78 kg
Occhi: Verde/azzurri
Capelli: Castano scuro
Segno zodiacale: Leone
Studi effettuati: Maturità magistrale, diploma in fisioterapia
Lingue conosciute: Spagnolo e inglese
Lavoro: Impiegato all'Enac
Hobby e Sport: Ha praticato arti marziali, in particolare il jujitsu,
lo sci e la vela. Fa attività teatrale.
Per diversi anni è stato uno speaker radiofonico.
Organizza delle "cene al buio" in cui i vedenti sono serviti da camerieri non vedenti.

A causa di un glaucoma congenito, Jerry è cieco dalla nascita. La sua infanzia è stata caratterizzata da continui ricoveri in ospedale. Dice di essere stato "un bambino arrabbiato, ma ora la rabbia è diventata forza". Per 3 anni ha frequentato a Roma un istituto per non vedenti poi è tornato in Calabria dove si è iscritto alla scuola pubblica. A 15 anni ha iniziato a lavorare in una radio, "dovevo inventarmi qualcosa per frequentare altre persone. Quello alla radio è stato il periodo più bello della mia vita, molto di quello che sono diventato lo devo a quell'esperienza". Nel '98 decide di tornare a Roma per iscriversi all'università: "il mio paese mi stava stretto, limitava le mie esperienze, amplificava il mio non poter fare". Jerry, al contrario, ha sempre vissuto cercando di ribaltare la situazione: quella che doveva essere una situazione penalizzante, è quasi sempre riuscito a farla diventare il suo punto di forza. Il segreto di questa vittoria è stato quello di non far finta che il suo problema non esistesse ma, al contrario lavorandoci duramente, affinché i suoi sforzi lo portassero alla conquista dell'autonomia per poter viver la propria vita della quale è pienamente soddisfatto. Jerry afferma di "aver ridefinito il concetto di limite sperimentando costantemente me stesso e le mie capacità".
Ha un rapporto "estremamente positivo"con entrambi i genitori: "ci confrontiamo anche se su certi argomenti c'è una distanza generazionale. Qualche volta sono troppo protettivi". Ha "pochi amici ma buoni", è "un gran comunicatore", autoironico, gli piace il confronto con gli altri e si definisce un "conquistatore" . Ora single, ha avuto due storie importanti. La convivenza nella casa, afferma Gerri, "sarà sicuramente difficile, ma sono abituato a cose anche più complesse, sarà un'esperienza dalla quale potrò sicuramente imparare qualcosa, ma potrò anche insegnarne altre". Nella casa vorrebbe portare il bastone bianco e un apparecchio per rilevare i colori.
Partecipa al GF perchè: "voglio confrontarmi con questa realtà per scoprire qualcosa di nuovo su di me. Già il fatto di entrare nella casa è un gran risultato. Voglio superare una barriera culturale: che gli altri giudichino il diverso negativo a priori; sono convinto che le diversità  esistano, ma voglio anche dimostrare che la volontà pareggia i conti."


Aleandro Baldi siamo tutti con te!!!
L'unione fà la forza!!!

Festival di Sanremo: Aleandro Baldi, deluso, non sorpreso...
Il noto cantautore toscano, vincitore di due festivals, esce dalle selezioni di Sanremo deluso ma non sorpreso: "dopo qualche anno di silenzio", dice, "trovavo decisamente difficile che Baudo mi potesse prendere a Sanremo, ma il brano che ho presentato, dal titolo " So' Che Ci Sei ", è veramente forte; certo che sono deluso, ma sono deluso piùcchealtro dalla televisione in generale, dove mi viene concesso pochissimo spazio per motivi di immagine".
Aleandro poi aggiunge: "Jennifer Lopez, Marc Anthony e Il Divo portano al successo le mie canzoni nel mondo e io in Italia ho pochissime possibilità di promuovere il mio nuovo lavoro, dicono che la mia immagine provoca disagio nei telespettatori, quindi, signor Baldi, si accomodi alla porta".
L'amarezza traspare profonda dalle parole del cantante, che dopo qualche anno di silenzio ha trovato la forza di ricominciare e nei primi giorni di Aprile presenterà il suo nuovo cd dal titolo
"Liberamente tratto", prodotto ed arrangiato da Maurizio "Bozorius" Bozzi per la giovane etichetta aretina "Drycastle records".
"Essendo cieco dalla nascita e non avendo mai visto la forma delle cose, sarà sempre un mistero il motivo delle mie difficoltà, ma anche questa volta non ho intenzione di farmi scoraggiare da queste avversità".
Dal 2000 al 2005 vengono vendute 8 milioni di copie del singolo
"Non me ames" "Non amarmi" brano scritto da Aleandro Baldi, interpretato da JENNIFER LOPEZ e da MARC ANTHONY. Nel 2005, IL DIVO, più di 3.000.000 di albums venduti in tutto il mondo con "Passerà" scritto sempre da Aleandro Baldi.

Un nuovo, intensissimo album di Aleandro Baldi, il primo realizzato senza la collaborazione di Giancarlo Bigazzi ma con l’aiuto di importanti professionisti come Marco Luca Masini, coautore dei testi, il bassista Maurizio “Bozorius” Bozzi e il pianista Marco Pezzola, curatori degli arrangiamenti. Un album che prende spunto dal noto romanzo di Jonathan Swift del 1726 “I viaggi di Gulliver” (un’opera satirica scritta per denunciare le miserie ed i limiti della società umana), ma anche dalle esperienze e dai sentimenti di tutti i giorni, per una ascolto che non mancherà di emozionare vecchi e nuovi fans.
 

                                                                      CURIOSITA'

NEW YORK - Non vede dalla nascita per un problema congenito al nervo ottico, ma nessuno riesce a battere Brice Mallen ai videogiochi. Al 'Dogtags Gaming Center' una mega sala giochi di Lincoln in Nebraska, è diventato una celebrità, una vera e propria sfida per molti appassionati della Playstation.
Il ragazzo di 17 anni ha una passione per 'Mortal Kombat' o 'Soul Caliber 2' come molti suoi coetanei, ma quando gioca voltando le spalle allo schermo fa impazzire i giovani avversari. "Non so come faccio, è qualcosa che va al di là del mio controllo - racconta il ragazzo - ma non sono un campione, posso essere battuto". Mellen ha iniziato a giocare quando aveva sette anni e all'inizio "amava provare e non otteneva grandi risultati - racconta il padre Larry - ma ha continuato a provare, anche se non andava troppo d'accordo con i joystick".
"Avevo un bel caratterino quando ero più piccolo e di joystick ne ho rotti parecchi, ora va meglio" ha spiegato Brice. Quando si avvicina alla Playstation per avviare il gioco Brice non ha quasi bisogno di assistenza, ma è quando inizia a giocare che il ragazzo stupisce tutti: non ha bisogno di alcun tipo di aiuto, sa esattamente cosa fare, ascolta i suoni e riesce a battere ogni avversario.

FIGLI DI UN DIO MINORE?
Pubblicata su "Pride" di dicembre 2003 
In un mondo, come quello gay, dominato dall'ossessione per la perfezione fisica, chi è meno che perfetto ha difficoltà a trovare un suo spazio… e partner. Figuriamoci se è "addirittura" un portatore dio handicap. Ecco cosa hanno da dirci i gay con handicap.
Immaginiamo di trovarci in una serata gay e di entrare in un’affollata discoteca gay, stracolma di giovani gay coi loro smaglianti sorrisi gay. Tutto è giovane, tutto è bello: a chi salterebbe in mente di chiedersi quale sia la causa di tanta perfezione?
La risposta è semplice: vi è una selezione, a volte naturale e a volte forzata.
Già, perché è logico non trovare in un locale gay, ad esempio, nonne o bambini.
Ma è quasi "scontato" che non vi entrino nemmeno disabili in sedia a rotelle… 
I disabili, persone di ogni età che di giorno sono “tollerati”, di pomeriggio vanno “compatiti” e di sera divengono degli “asessuati”. 
Giovanni ha 26 anni, vive nella periferia della Capitale ed è costretto sulla sedia a rotelle dalla nascita. Il suo problema più recente è dovuto all’ottusità dell’Amministrazione pubblica che, avendo esaurito i fondi, ha ben pensato di togliergli l’accompagnatore.
“È quasi impossibile frequentare un locale o un’associazione gay”, racconta. “A parte il problema insormontabile delle barriere architettoniche, vi è anche la difficoltà di trovare chi mi possa accompagnare. Da quando non vengono più gli addetti del Comune, devo cercare qualcuno che, dietro pagamento, mi accompagni. Figurarsi chiedere di essere portato in un locale gay”. 
Immagino quindi che sia difficile per un disabile vivere liberamente la propria omosessualità…
Ci sono alcuni stereotipi che fanno vedere nel disabile una persona priva di autonomia, incapace di prendere decisioni e da assistere in ogni scelta. Senza contare, generalmente, che noi disabili siamo visti come asessuati, persone che non hanno il dono della sessualità e spesso della capacità di amare. Assurdo dunque pensare che un disabile possa essere omosessuale. 
Che possibilità hai avuto di conoscere altri ragazzi gay? 
In un mondo dove ci si sente seguiti con la coda dell’occhio e dove si viene forzatamente circondati da bigotti desiderosi di guadagnarsi il paradiso, l’omosessuale in sedia a rotelle viene facilmente isolato.
Da qualche tempo ho iniziato a chattare e grazie a internet ho conosciuto un ragazzo, che però non ha voluto continuare a frequentarmi proprio a causa della mia disabilità.
Poi mi sono avvicinato a un’associazione gay e dopo il classico silenzio che mi saluta, tipico di quando entro in un gruppo, ho partecipato a una discussione sulla tolleranza. 
Quello della “tolleranza” è un concetto facile da predicare, ma difficile da praticare. Quante volte nei gruppi gay si inneggia alla tolleranza? Eppure mille barriere culturali ed architettoniche sembrano impedire all’omosessuale disabile di prendere parte alla comunità omosessuale.
Alex, coetaneo di Giovanni, ha una storia parallela alla sua, anche se la causa della sua disabilità è diversa. Di origini partenopee, abita in una città del nord ed è cieco dalla nascita (sulla sua storia si veda http://digilander.libero.it/giovannidallorto/lettere/vita/ciechi.html).
“Sono una persona autonoma al cento per cento, ho un mio lavoro e vivo in un appartamento: possibile che la gente continui a considerarmi in menomato che ha bisogno di tutto?”. 
Immagino che far convivere handicap e omosessualità sia una cosa difficile…
Nient’affatto. Gestisco la mia disabilità in modo naturale, non mi pesa. Sono così da sempre. Inoltre vivo la mia omosessualità con emancipazione: l’ho confidato ad uno dei miei fratelli, il quale ha pensato di portare il caso in famiglia, dove all’inizio ci sono stati problemi. C’era chi diceva che dovevo andare da un medico, chi da uno psicologo. Ora però le cose vanno meglio e presto verrà ad abitare con me uno dei miei fratelli. Sono un po’ più riservato sul lavoro, ma ritengo che ciò sia giusto. 
Come ti sei inserito nella comunità gay? 
La chat mi ha permesso di conoscere nuovi amici e di confrontarmi con altri omosessuali. Purtroppo però, spesso, in chat vengono scritte cose non veritiere.
Poi frequento le discoteche gay, ma ballando mi capita di urtare contro gli altri ragazzi e spesso qualcuno rimane a disagio. 
Il fatto è che io sono uno a cui piace scherzare e ridere, ma in genere ci si aspetta che io sia una persona non in grado di intendere e di volere. Anche nell’ambiente gay infatti c’è chi pensa che i disabili siano persone che necessitano di una continua assistenza, mentre abbiamo raggiunto un alto grado di autonomia. 
E per quanto riguarda le relazioni individuali? 
Come ho detto, ho la sensazione che la gente attorno a me si senta a disagio, che non si sappia come gestire la situazione in mia presenza. Recentemente un amico gay mi ha addirittura consigliato di mettermi con un altro ragazzo disabile, magari in sedia a rotelle per compensare a vicenda i nostri handicap. Sono cose che ti lasciano di stucco: come dicevo, è difficile essere considerati delle persone autonome. 
Qualche tempo fa avevo avuto un’altra batosta: mi ero messo con un ragazzo e le cose stavano andando bene, ma lui ha deciso di porre fine alla nostra relazione perché non era in grado di convivere con la mia cecità. 
La realtà, io penso, è che i ragazzi cercano il perfetto in tutto, il bellissimo, il senza problemi, ma non hanno ancora capito che anche noi siamo persone autonome. E come tali vogliamo essere considerati. 
È difficile stabilire quanti siano i disabili omosessuali italiani, ma la questione è un’altra. È infatti fuorviante, se non inutile, cercare a tutti costi di estrapolare percentuali e casistiche, mentre è necessario e doveroso abbattere barriere culturali ed architettoniche. 
Per prima è sbagliato ritenere un disabile un essere con qualcosa di mancante, e quindi inadatto a frequentare compagnie e locali gay.
Ed è ancora peggio, come si può leggere dalla testimonianza di Giovanni, pensare che il disabile sia una persona priva di sessualità e magari incapace di amare.
Il fatto è che, consciamente o inconsciamente, il disabile ci mette a disagio, ed è proprio questa la radice da abbattere in ognuno di noi. Altrimenti si finisce col lottare contro la discriminazione dei gay e delle lesbiche, dei bisex e dei transgender, ma alla fine siamo noi stessi a sopportare, più che a tollerare, gli omosessuali disabili.
Vi è poi l’annosa questione degli ostacoli fisici che impediscono de facto al gay disabile di frequentare i locali di un’associazione o di una discoteca.
Di leggi e leggine sull’abbattimento delle barriere architettoniche ce ne sono a bizzeffe, sia di nazionali che regionali, sia di provinciali che comunali, tutte caratterizzate dal fatto di non essere costantemente ed abitudinariamente rispettate. 
Il fulcro del problema sta nella visione distorta che molti omosessuali hanno della comunità gay e lesbica italiana. Troppo spesso si pensa che il pianeta gay sia abitato da cittadini eternamente ventenni, indubbiamente carini, coi vestiti alla moda ed il sorriso smagliante. In realtà la comunità omosessuale è un estratto autentico della società, dove vi sono giovani e vecchi, sani e malati, buoni e cattivi. E ben vengano le associazioni gay per disabili, ma dobbiamo tener presente che esse non devono trasformarsi in sottogruppi ghettizzanti e soprattutto non devono essere una scappatoia per chi pensa che per frequentare un ambiente omosessuale occorrano determinati parametri.
Quindi se un venticinquenne in perfetta salute ha il diritto di divertirsi con gli amici in discoteca, perché non dovrebbe averlo un suo coetaneo disabile?
ASSOCIARSI AIUTA. 
Era il 1993 quando quattro ragazzi gay decisero di dar vita ad una nuova associazione. Oltre al loro orientamento sessuale, avevano in comune il fatto di essere non udenti e quindi portatori di una disabilità che colpisce laddove il gay (e non solo) ha una necessità primaria per la socializzazione: la comunicazione verbale. Raffaele, Carlo, Salvatore, e Francesco diedero vita a “Triangolo Silenzioso”, un gruppo che nasce, come è scritto nel loro sito (www.arcigaymilano.org/triangolosilenzioso, email: triangolo.silenzioso@virgilio.it) perché “nella nostra società le lesbiche e i gay sordi soffrono di una doppia discriminazione”.
Purtroppo anche i non udenti sono spesso visti come "poveretti" con un compassionevole bisogno perpetuo di assistenza, e sono molti i pregiudizi che li accompagnano.
Ad esempio si pensa che il sordo sia muto, quando in realtà manca solo la padronanza del termine, o ancora che abbia una difficoltà di comportamento.
I non udenti sono persone normalissime, autosufficienti e con i sentimenti di tutti: La comunicazione verbale è sostituita dal linguaggio dei segni che è un metodo semplice ed apprendibile in pochissimo tempo.
Tant’è che il progetto di Triangolo Silenzioso consiste non solo nel dare una casa agli omosessuali sordi, ma intende coinvolgere quante più persone possibili per diffondere il linguaggio che permette anche ai non udenti di socializzare, ad esempio, in una qualsiasi serata in un locale gay.
interviste di  Enrico Ogliari

GAY DISABILI ASSOCIATEVI!!!
Creare un associazione di qualunque tipo non è facile, c'è bisogno di persone motivate, intraprendenti e capaci di esporsi e comunicare le proprie motivazioni, quindi ogni volta che si cerca di far nascere una associazione "scomoda", ossia riguardante tematiche che la gente non vuole sentire, come un associazione gay non tutti hanno la forza di esporsi in prima persona, e se poi abbiniamo alla omosessualità la disabilità tutto si complica, in quanto la maggior parte delle persone non attribuisce ai disabili una sessualità
Per tali motivi noi di ARCIGAY ROMA-Gruppo ORA abbiamo apprezzato molto il coraggio e la forza di Giovanni Picus, giovane gay disabile, che da circa 2 anni cerca di creare un associazione per gay disabili, ed il 14 Febbraio durante la nostra manifestazione il Kiss2PACS abbiamo fatto intervenire Giovanni dinanzi una platea con di più di 10.000 persone e lui con grande emozione ha esposto il suo appello.
Sono passati un pò di mesi dall'appello di Giovanni, stiamo per iniziare un documentario sui Gay Disabili, tra gli eventi del Gay pride Toscano abbiamo previsto il 17 giugno a Pistoia un convegno su "Sessualità e Disabilità", ma il percorso da fare è ancora molto lungo, abbiamo bisogno del supporto di tutti dalle istituzioni alle singole persone, ma non ci perderemo d'animo, a Giovanni si è già aggiunto un nostro socio disabile Luca, che di seguito vi esporrà le motivazioni che lo hanno indotto a supportare la proposta di Giovanni.
Fabrizio Marrazzo

Presidente ARCIGAY-Roma Gruppo ORA
HANDYGAY O NO? 

Quando qualcuno mi ha chiesto che motivo c’è di fondare un’associazione di gay disabili, ho subito risposto: “ Lo stesso motivo per cui si sono fondate le associazioni gay”. Non esiste un’unica ragione di fondo, ma diverse: la visibilità, la possibilità di esprimere un punto di vista, la sensibilizzazione ad una problematica che troppo spesso viene vista come secondaria, o addirittura vista come una sorta di optional come è quella dell’amore e della sessualità.
Noi disabili gay siamo catalogati come “diversi” due volte agli occhi della cosiddetta società e quello che a volte fa più male è che proprio quelle persone che lottano per vedere rivendicare i propri sacrosanti diritti di amare e di professare i propri gusti senza alcun pregiudizio, sono in realtà i primi a non capire le esigenze di una persona che, oltre alle difficoltà canoniche di movimento e integrazione, vede negato troppo spesso il diritto ad amare ed essere amato.
La creazione di un’associazione disabili gay, non vuole però cavalcare quegli stereotipi che vogliono l’handicap come l’anticamera del pietismo o dell’autocommiserazione, ma solo favorire una maggiore conoscenza e integrazione tra le persone. 
L’emarginazione e il pietismo spesso hanno come radice comune la non conoscenza del problema e la paura di rapportarsi ad esso. E’ vero che la società fa fatica ad accettare quello che non conosce, e questo non capita solo nell’ handicap o nel mondo gay, ma in qualsiasi altra porzione della società stessa che non segue determinati canoni stabiliti dalla comunità.
E’ proprio attraverso la conoscenza che molti pregiudizi e gran parte delle barriere possono crollare. Sono, infatti, in particolar modo le barriere mentali a costituire l’ostacolo più oneroso da scavalcare per un disabile e non solamente quelle architettoniche.Troppo a lungo i “problemi” legati al mondo dell’handicap sono stati oggetto di studi, ricerche, libri, convegni, ma poi sostanzialmente il tutto si riduce ad una sola grande parola: integrazione. 
L’integrazione non deve essere imposta da nessuna delle parti in causa, ma sarebbe necessario che fosse un procedimento spontaneo dei singoli, dettato dalla curiosità di conoscere una persona simile, ma diversa. E credo di non dire un’eresia quando affermando che ognuno è simile, ma diverso da chiunque altro ed è proprio per questo motivo che auspico una maggiore cooperazione tra le varie associazioni gay e non gay sul problema della sensibilizzazione sul problema dell’handicap. 
Forse il problema che viene meno affrontato, addirittura troppo spesso negato o non preso per niente in considerazione è quello legato alla sfera dell’affettività-sessualità. 
Quello del connubio tra sessualità ed handicap è stato a lungo un tema trascurato per difficoltà importanti, quali l’ignoranza, il rifiuto da parte dai familiari e della società a vedere e di conseguenza affrontare il problema ,il rifiuto a rispondere a specifiche domande sulla sessualità o, ancora peggio, il diffuso pregiudizio che porta ad una difficoltà, o addirittura all’impossibilità, tra le persone cosiddette normali, a legittimare nella vita del disabile la possibilità di esperienze sessuali e relazionali.
Quello che magari manca ad un disabile per sviluppare un concetto di affettività e sessualità sono le occasioni di incontro, di approccio, quella forma di interscambio tra persone che è sicuramente terreno fertile per la nascita di occasioni e affettività. Se per un disabile “normale” la sessualità è un terreno minato, immaginate cosa sia la sessualità per un disabile gay.Se la sessualità per un disabile “normale” viene vista come una cosa di cui non parlare, per un ragazzo gay è un argomento tabù, perché va a scontrarsi con ben due forme di intolleranza da parte della società: sessualità-handycap e omosessualità. Pertanto auspico davvero la creazione di attività, iniziative, seminari, punti di incontro, forum, che possano in qualche modo, porre il problema, o meglio gettare l’amo e aspettare che qualcosa si muova, perché credo che solamente in questo modo si possa superare qualsiasi forma di stupida intolleranza, si possano far definitivamente franare le barriere che ancora accecano le menti di molte persone, e soprattutto, credo che sia il modo migliore per permettere agli altri di conoscere la realtà in questione e far capire loro quanto può essere interessante, stimolante e sopratutto “normale” il mondo di un portatore di handicap.

LUCA